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Bambini e perdita uditiva quali sono i segnali dallarme

Bambini e perdita uditiva: quali sono i segnali d’allarme

Bambini e perdita uditiva: quali sono i segnali d’allarme

Solo in Italia, un bambino su 300 nasce con problemi uditivi. Al giorno d’oggi, fortunatamente, esistono cure adeguate anche per le forme più gravi di ipoacusia infantile, sebbene gli interventi di prevenzione costituiscano ancora la misura più efficace per scongiurare danni irreparabili.

Cosa si intende per perdita uditiva

Molte persone sono convinte che il fatto di non sentirci bene sia legato solamente all’età: in altri termini, più si invecchia e meno si percepiscono chiaramente i suoni. In effetti, una leggera perdita uditiva è fisiologica e va di pari passo con il processo di invecchiamento; tuttavia, l’ipoacusia può interessare anche le persone giovani e addirittura i bambini.

In quest’ultimo caso, la perdita uditiva può avere origine da diverse cause:

  • Ipoacusia genetica/ereditaria: deriva da problemi genetici, che influiscono negativamente sullo sviluppo dell’orecchio interno. La perdita uditiva nei bambini, inoltre, può essere determinata anche da fattori ereditari;
  • Ipoacusia che subentra durante la gravidanza o il parto: la perdita uditiva può avere luogo già in fase prenatale, qualora la gestante abbia assunto sostanze tossiche o sia stata colpita da malattie come rosolia, toxoplasmosi o disturbi del metabolismo. Anche eventuali complicanze durante il parto possono comportare la perdita dell’udito nei neonati;
  • Ipoacusia nella prima infanzia: aver contratto patologie quali orecchioni o morbillo o, semplicemente, aver avuto un forte raffreddore, può essere un fattore determinante per l’indebolimento dell’udito nei più piccoli;
  • Ipoacusia nell’adolescenza: nel caso di perdita dell’udito tra gli adolescenti, una delle cause principali consiste nella prolungata esposizione a rumori che oltrepassano la soglia limite degli 85 decibel.

I segnali riconoscibili

Nei bambini l’udito si sviluppa già nei primissimi mesi di vita, basti pensare che a 3-4 mesi già viene riconosciuta la voce dei genitori, intorno ai 6 vengono emessi i primi suoni e a un anno di età si comincia a pronunciare qualche parola. Normalmente, i pediatri consigliano di effettuare un apposito screening dell’udito nei bambini, per controllare che sia tutto nella norma; ciononostante, i genitori dovrebbero sempre prestare molta attenzione alla salute uditiva dei propri figli, rivolgendosi senza indugio a uno specialista qualora si accorgessero che qualcosa non va.

I segnali d’allarme che possono essere avvisaglia di problemi nell’udito sono diversi:

  • Il bambino mostra difficoltà di concentrazione in contesti affollati e non si accorge di essere interpellato;
  • In presenza di un suono, il bambino fatica a riconoscerne la provenienza;
  • Ritardo nello sviluppo della capacità di parlare;
  • Il bambino non riesce a percepire suoni tenui;
  • Il bambino manifesta comportamenti aggressivi o, viceversa, tende a essere spesso triste e ad auto-isolarsi;
  • Il bambino si stanca facilmente, perché lo sforzo di captare le parole degli altri procura un eccessivo dispendio di energie rispetto ai coetanei;
  • Difficoltà scolastiche: un profitto basso o l’insorgenza di problemi di condotta a scuola possono avere origine da difficoltà uditive, poiché il bambino avverte un forte senso di frustrazione a causa della difficoltà nel sentire.

Le soluzioni

Ammettere di soffrire di ipoacusia è molto difficile già per gli adulti; nel caso dei bambini, poi, la faccenda si complica ulteriormente, perché è raro che un bambino parli ai genitori dei propri problemi di udito. Di conseguenza è molto importante che i genitori prestino attenzione agli eventuali campanelli d’allarme che possono far sospettare disturbi legati alla perdita uditiva e intervengano tempestivamente interpellando il pediatra o recandosi presso un centro specializzato. Uno dei primi esami che un medico specialista effettuerà è il Boel test, che permette una valutazione delle capacità uditive, motorie e visive del bambino, semplicemente osservando la reazione del giovane paziente a uno squillo di campanello.

Qualora venga confermato il problema uditivo, la soluzione migliore consiste nell’utilizzo di una protesi acustica. Al giorno d’oggi esistono apparecchi acustici realizzati appositamente per i bambini e, nel contempo, sono stati messi a punto rimedi molto all’avanguardia, che permettono di trattare efficacemente anche le forme più gravi di ipoacusia: gli impianti cocleari. Si tratta di dispositivi complessi oggi disponibili grazie ai progressi compiuti nell’ambito dell’ingegneria biomedica e della fisiologia cocleare.

Come per tutti i rimedi, anche nel caso degli impianti cocleari intervenire il prima possibile può fare la differenza: numerosi studi in materia effettuati confrontando pazienti che hanno utilizzato protesi acustiche in fasi di crescita diverse hanno dimostrato che più il paziente era giovane quando ha fatto uso per la prima volta di una protesi acustica, migliore è stata l’esperienza uditiva.

Marco Cociglio
Audioprotesista Starkey

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