Bullismo a scuola: come riconoscerlo e aiutare i figli a difendersi

Bullismo a scuola: come riconoscerlo e aiutare i figli a difendersi

Bullismo a scuola: come riconoscerlo e aiutare i figli a difendersi

Il bullismo a scuola non è una cosa nuova, altro non è, infatti, che una forma di prepotenza all’interno di un gruppo. Tuttavia quando il nostro bambino si trova coinvolto in episodi di bullismo a scuola, non è una situazione piacevole – né se è la vittima ma neanche se è il prepotente di turno.

Come riconoscere il bullismo a scuola?

Riconoscere i segnali di bullismo non è semplice e dobbiamo abituare i bambini a parlarne con noi: molto spesso un bambino per timore, per timidezza o per evitare il senso di frustrazione legato agli episodi di cui è vittima, lo nasconde ed evita di parlarne.

Se si tratta del prepotente, di solito evita di parlarne in casa perché sa che non è una cosa giusta da fare.

Il risultato è che finiamo per essere totalmente impreparati quando la scuola ci convoca e ci dice che nostro figlio si comporta in modo scorretto con gli altri, ma sia nei panni della vittima che del prepotente ci sono segnali che possiamo osservare, quando si relaziona coi suoi compagni a scuola quando lo accompagniamo o andiamo a prenderlo o quando li invitiamo a casa.

Come osservare i segnali di disagio e come comportarsi

  • Osservare come, quando e con chi si relaziona. Questo ci può fornire molte informazioni: se il bambino sta solo o se frequenta solo ed esclusivamente un amichetto o un’amichetta all’interno di una classe possiamo sospettare che ci sia qualche nodo all’interno delle relazioni
  • Se invece piange tutte le mattine perché non vuole andare a scuola di solito può esserci un problema relazionale importante.

È indispensabile non sottovalutare i comportamenti ma spingerlo a darci le ragioni per cui non vuole andare a scuola ed esaminarle con lui e con lei in modo approfondito.

bullismo a scuola come difendersi

L’aggressività o bullismo?

Bisogna distinguere un’aggressività tipica dell’infanzia – per esempio nella scuola materna quando alcuni bambini non sono ancora in grado di parlare e di solito utilizzano il comportamento del morso per comunicare; in questi casi non si parla di bullismo, ma occorre renderci conto che un conto è l’incapacità di difendersi che il bambino esprime in modo aggressivo, e non lo chiamiamo bullismo.

Come insegnare ai bambini a difendersi dai bulli

Per capire come difendersi è importante distinguere i tre ruoli sempre implicati quando avviene una prepotenza:

  • quello del prepotente che di solito non è solo ma ha almeno un compagno che lo sostiene e lo rinforza narcisisticamente,
  • il secondo è quello della vittima che potrebbe essere totalmente isolato ma potrebbe avere un compagno che è nella stessa situazione,
  • tutto il gruppo degli spettatori quelli che nella psicologia tradizionale americana vengono definiti come “By stander”, che assistono agli episodi di bullismo e che non fanno niente e che sono la chiave di volta perché potrebbero evitare il perpetrarsi dei comportamenti, se solo si attivassero.

Far attivare i compagni in difesa della vittima è sempre la soluzione migliore per risolvere situazioni di bullismo e di prepotenza: questo si può fare stimolando e sensibilizzando il gruppo classe, sia nelle persone degli insegnanti, che dei singoli genitori che parlino con i loro figli a casa, rinforzando il messaggio proposto a scuola.

La situazione del bullismo consente al bambino – vittima o spettatore – di osservare sé stesso rispetto agli altri e al gruppo: molto spesso la vittima del bullismo è qualcuno che viene riconosciuto come differente dagli altri e tuttavia insegnare al bambino l’importanza di mantenere la propria differenza è un insegnamento chiave. Una cosa fondamentale è spingere il bambino a chiedere aiuto, perché non solo lo protegge, ma migliora il suo senso di efficacia. La cosa migliore è ottenere l’aiuto dei compagni

bullismo a scuola come riconoscerlo

Azioni per contrastare il bullismo a scuola

Spesso gli episodi di bullismo avvengono quando i bambini non sono sotto lo sguardo degli adulti e li distinguiamo tra forme di bullismo legate alla relazione, verbale se di offesa, o fisico se prevede maltrattamenti del bambino o delle sue cose; ma può anche essere agito semplicemente sui social visto che ormai i bambini a 10 anni sono tutti in possesso di un telefono.

Il segnale più forte che il genitore può osservare è il desiderio di non andare a scuola e questo spesso è l’indicatore del fatto che il bambino a scuola non si trova bene, ma non ha strumenti per difendersi; la prima mossa da fare e con dolcezza è cercare di capire qual è il problema, trovando strategie affinché parli: accompagnandolo a scuola, conoscendo i compagni, invitandone qualcuno a pranzo e parlare con loro – insieme al proprio o la propria figlia.

Aprire una conversazione consente al bambino o alla bambina di raccontare quello che sta succedendo; senza questo passaggio è quasi impossibile ogni intervento solo da parte del mondo adulto perché i bambini devono essere coinvolti per imparare a difendersi: questo è il vero apprendimento che ci aspettiamo davanti a un episodio di bullismo.

Una buona strategia è aiutare il bambino a trovare un gruppo di amici che lo sostenga e lo rinforzi nella sua unicità, ma l’urgenza è tirarlo fuori dalla posizione di vittima che può produrre momenti di depressione e che se prolungata ovviamente può incidere sul benessere del bambino.

Dottoressa Elisabetta Mauti, Psicologa e autrice di libri per bambini

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