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Pianto neonato: come calmarlo e quando preoccuparsi
Per un neonato il pianto è l’unico linguaggio a sua disposizione per comunicare con il mondo esterno.
Attraverso il pianto del neonato, il bambino esprime bisogni primari come fame, sonno, disagio o bisogno di contatto. Sta a noi genitori imparare a riconoscere questi segnali e rispondere in modo adeguato.
Il nostro scopo è quindi aiutarvi a scoprire questo linguaggio che, come vedremo, sarà diverso per intensità o durata, improvviso o preceduto da altri segnali che dovremo imparare a cogliere.
Comprendere il pianto neonato non è immediato, ma è un processo che si costruisce giorno dopo giorno. In questo articolo vedremo insieme perché il neonato piange, come calmarlo e quando è il caso di preoccuparsi, con indicazioni pratiche basate sull’esperienza della Pediatra, dottoressa Maria Luisa Roberti.
Pianto neonato: le cause più comuni
Neonato piange per fame
La causa primaria del pianto del neonato è la fame. Questo pianto è di solito preceduto da altri segnali, come schioccare la lingua come se tentasse di succhiare, oppure, potrebbe cercare il seno muovendo la testa o portando le mani alla bocca.
Se manca la comprensione di questi segnali ecco arrivare il pianto del neonato, intenso e insistente con movimenti delle braccia come richiamo. A questo punto, per calmare il pianto del neonato, basterà attaccarlo al seno o dargli il biberon lo metterà in pace con il mondo.
Pianto neonato: cause più comuni
Un altro motivo di pianto è il disagio legato ad esempio al pannolino sporco o bagnato, al freddo o più facilmente al caldo, oppure ad una posizione scomoda per lui. Anche in questo caso piangere è la sua maniera di attirare la nostra attenzione e il pianto sarà fastidioso ma non acuto come quello della fame.
Eliminato il disagio, il pianto sparirà.
Neonato piange per il sonno
Anche il bisogno di sonno può essere preceduto da pianto, in questo caso può essere piagnucoloso inizialmente per poi diventare lamentoso e insistente, in questo caso un ambiente tranquillo con qualche coccola può essere sufficiente a calmarlo.
Infine, ci sono neonati che piangono anche solo per comunicare il loro bisogno di coccole e attenzione, dal tepore sicuro della pancia materna si ritrovano alla luce, in spazi talvolta troppo ampi per loro, forse anche impauriti dal rumore, piangono, bisognosi di protezione che le braccia materne o paterne con qualche carezza gli possono offrire ed essere sufficienti a calmarli.
Ogni neonato ha il suo linguaggio e le sue modalità di esprimersi e noi dobbiamo quindi imparare a decodificare i suoi segnali, ma è quando ci troviamo con un pianto insistente e prolungato ad elevata intensità che saltano tutte nostre sicurezze.
Imparare a distinguere queste situazioni è il primo passo per gestire serenamente il pianto neonato.

Pianto inconsolabile neonato: cosa significa davvero
Riconoscere i tipi di pianto del neonato è questione di abitudine, di esercizio e di tanta pazienza: qualche volta, però, le crisi di pianto inconsolabile del neonato possono mettere a dura prova i neogenitori.
Cos’è il pianto inconsolabile del neonato
Il pianto inconsolabile nel neonato per definizione persiste per oltre 3 ore al giorno, per più di 3 giorni a settimana e per oltre 3 settimane consecutive. Il pianto è intenso, acuto e disperato, talvolta è presente tensione addominale, gambe rannicchiate, schiena inarcata, di solito il piccolo appare agitato e non riesce a trovare sollievo in nessuna posizione.
Pianto neonato: quando preoccuparsi
Per fortuna, le crisi di pianto di solito si risolvono quasi sempre prima delle tre ore e soltanto in rari casi può essere un segnale di allarme: quando si associa la presenza di vomito o la comparsa di sangue nelle feci è necessaria la valutazione di uno specialista, come anche la febbre in un neonato va valutata con attenzione perché può essere segno di una infezione delle vie urinarie o di una otite.
In tutti gli altri casi, specie se si tratta delle “coliche” che possono essere presenti fino nel 50% dei lattanti, è necessaria solo tanta pazienza e trovare per ogni neonato la tecnica giusta per tranquillizzarlo e farlo rilassare.
Le coliche: una causa frequente di pianto del neonato
Quindi queste famose coliche del neonato sono davvero responsabili delle crisi di pianto inconsolabile che di solito arrivano nelle ore serali o del tardo pomeriggio?
In caso di coliche, il pianto è spesso acuto, insistente e mette alla prova veramente i genitori, la pancia del piccolo è gonfia e spesso il pianto si accompagna ad emissioni di aria significativa. Purtroppo, i farmaci funzionano poco e la comunità scientifica si è espressa in maniera abbastanza decisa contro la prescrizione di farmaci anti-coliche o anti-reflusso per diminuire il pianto del neonato, mentre è ormai dimostrata l’efficacia del contatto fisico e del babywearing.
Come calmare il neonato: strategie efficaci e realistiche
Il buon senso, che non deve mai mancare, ci dice che un neonato che piange va consolato, accolto in una posizione che ci sembra la più confortevole per lui, e anche se non si riesce a calmarlo vanno continuate le manovre consolatorie.
Ci sono alcune tecniche a cui possiamo far riferimento cercando di scoprire quale sia la migliore per noi e per il piccolo, che può anche non essere sempre la stessa, ma che possiamo testare per calmare il neonato agitato.
1- La “Posizione di Hamilton”. È una delle tecniche più usate per calmare il pianto disperato del neonato. La manovra di Hamilton può essere utilizzata per calmare velocemente i neonati che piangono. Ideata dal pediatra californiano Robert Hamilton, questa tecnica mira a riprodurre una sensazione di contenimento simile a quella in utero.
- Posizione del neonato: con delicatezza incrociare le braccine del neonato sul petto.
- Sostegno: con la mano dominante, sostenere il bambino sotto il mento/petto, posizionando l’altra mano sotto il sederino
- Angolazione: Inclinare il neonato in avanti a 45°.
- Movimento: Cullare delicatamente il bambino, effettuando movimenti lenti su e giù, avanti e indietro, o laterali. dondolandolo dolcemente.

2 – Pianto neonato: contenimento laterale/ventrale
Tenere il neonato sul fianco o a pancia in giù tra le braccia, anziché sulla schiena, aiuta a farlo sentire più sicuro.
3 – Fasciatura (Swaddling)
Avvolgere il bambino in una copertina leggera (“a fagottino”) può limitare i movimenti bruschi delle braccia che spesso spaventano il neonato, contenendo la sua agitazione. Lo swaddling, o fasciatura, è una tecnica antica per avvolgere il neonato in una coperta leggera, rassicurandolo con un effetto “contenimento” simile all’utero materno.
Favorisce il sonno e calma il pianto riducendo il riflesso di Moro, ma va fatto con cura: non troppo stretto, con gambe libere e sempre a pancia in su. Va limitato nel tempo perché non appena il lattante inizia a girarsi da solo nel letto potrebbe essere pericoloso
4) Contatto pelle a pelle
Il contatto diretto tra la pelle del genitore e quella del neonato aiuta a regolare il battito cardiaco e la respirazione del piccolo
Le tecniche di comfort sensoriale possono essere le più disparate
- Rumori bianchi: L’uso di rumori simili a quelli del grembo materno (phon, aspirapolvere, suoni registrati) o cantare dolcemente può calmare.
- Dondolio e movimento: la culla, con i suoi movimenti ritmici su e giù, o passeggiare a piedi, ma il movimento deve essere dolce, non brusco.
- Succhiotto: anche offrire il ciuccio o il seno può aiutare il neonato a calmarsi.
- Riduzione degli stimoli: Portare il bambino in una stanza con poca luce e silenziosa può ridurre il sovraccarico sensoriale, questo può essere utile quando capiamo che il piccolo reagisce agli eccessivi stimoli con uno stato di agitazione e di malessere
- Massaggi: Eseguire delicati massaggi circolari sul pancino può favorire l’espulsione di aria
Pianto neonato: prevenzione
Il pianto del neonato è fisiologico ed è la modalità attraverso la quale il bambino piccolo comunica. Vediamo alcuni suggerimenti che i genitori possono mettere in pratica per evitare che il neonato possa avere fastidi relativi a sonno e digestione.
- Prevenire l’ingestione di aria: verificare che il neonato si attacchi bene al seno o al biberon per evitare che deglutisca troppa aria
- Non dimenticare di facilitare il ruttino dopo ogni poppata per liberare l’aria accumulata.
- Gestione degli stimoli: ridurre luci forti e rumori eccessivi, specialmente la sera, per evitare sovrastimolazione.
- Riconoscere i segnali di stanchezza: meglio cercare di anticipare il sonno per evitare che il piccolo arrivi al limite dell’esaurimento.
Ultimo ma non ultimo consiglio per importanza: rimanere calmi!
I neonati assorbono le nostre emozioni di genitori. Fare respiri profondi e rimanere calmi è fondamentale e chiedere aiuto a parenti ed amici può essere fondamentale, se ci si accorge che si ha bisogno anche di solo di una parola di conforto.

Consigli pratici ed errori comuni nella gestione del pianto neonato
La gestione del pianto inconsolabile del neonato può portare a errori comuni che possono aumentare il disagio del piccolo, o mettere a rischio la sua sicurezza perché possono generare nella madre una situazione di inadeguatezza e di incapacità ad accudire il proprio bambino.
Non dobbiamo dimenticare che ogni mamma nel postpartum può andare incontro a quel periodo chiamato baby blues o depressione post partum.
In queste circostanze, sia per lo stress psicofisico della nascita, sia per i cambiamenti ormonali che intervengono, la neomamma può aver bisogno di un sostegno per far fronte alle incombenze , mentre un pianto persistente può essere una difficoltà insormontabile.
Errori comuni nella gestione del pianto del neonato:
Scuotere il bambino: Questo è l’errore più grave e pericoloso. Scuotere un neonato, anche per pochi secondi, può causare la Sindrome del Bambino Scosso (Shaken Baby Syndrome), provocando danni cerebrali permanenti o morte.
Un intervento agitato può far cedere all’ansia, e cercare di calmare il bambino con movimenti bruschi, agitandolo o scuotendolo, aumenta il suo stress e l’intensità del pianto. Il neonato ha bisogno di calma intorno a sé, non di ulteriore agitazione.
Anche insistere con una sola tecnica può essere un errore: continuare ad usare gli stessi comportamenti (es. solo cullare) quando il bambino è chiaramente infastidito può peggiorare la situazione.
Avere una errata interpretazione dei segnali come confondere la stanchezza con la fame. Un neonato può piangere perchè ha bisogno di dormire, non di essere nutrito, e forzarlo al biberon può aumentare il pianto: basta avere al proprio fianco qualcuno che ti aiuti a decifrare i segnali giusti.
Non stabilire una routine serale rilassante può aumentare la frequenza degli episodi di pianto, spesso concentrati nel tardo pomeriggio, come esporre a troppi stimoli ( luci rumori) un neonato che invece potrebbe aver bisogno di tranquillità può scatenare un pianto inconsolabile.
Pianto neonato: quando rivolgersi tempestivamente allo specialista
Quando ci rendiamo conto di aver perso serenità nella gestione sia del pianto che del ritmo sonno veglia del nostro piccolo, o perché siamo noi stessi ad aver bisogno di riposo e accudimento, quello è il momento di chiedere aiuto alle diverse figure professionali che ci hanno seguito al parto, alla nascita e anche dopo.
Se abbiamo avuto un bel rapporto con l’ostetrica, anche al corso preparto, può essere lei o se abbiamo un rapporto di fiducia con il pediatra che abbiamo conosciuto per gli altri figli, o abbiamo la possibilità di rivolgerci ad una puericultrice, questo è il momento di farlo: basta molto poco per una persona esperta a darci una mano, un consiglio e rendere facile quello che ci sembrava difficile.
Pianto del neonato: quando preoccuparsi? I campanelli di allarme
Il pianto inconsolabile deve essere sempre valutato dal pediatra per escludere cause organiche, specialmente se è un fenomeno nuovo o accompagnato da febbre, vomito, presenza di sangue nelle feci, cambiamenti improvvisi del comportamento, rifiuto di alimentarsi e comunque un pianto che i genitori riferiscono diverso dalle altre crisi può essere meritevole di una valutazione pediatrica.
Quando chiedere aiuto: il valore del supporto professionale
Se il pianto del tuo bambino ti mette in difficoltà, se ti senti stanco o insicuro, chiedere aiuto è un passo importante.
Su SOSPEDIATRA è possibile:
- parlare con pediatri e neonatologi tramite video consulto
- ricevere supporto da ostetriche esperte
- richiedere una visita pediatrica a domicilio
Un confronto con uno specialista può aiutarti a interpretare meglio il pianto neonato, ridurre l’ansia e trovare soluzioni concrete e personalizzate.
Conclusione
La cosa più importante è ricordarsi sempre che il pianto nel neonato è la sua maniera di esprimersi e comunicare con la mamma e il papà e che sta a voi fare un corso di interpretazione; nel mestiere di genitori non si finisce mai di imparare e con l’interpretazione del pianto siete solo all’inizio.
Dottoressa Maria Luisa Roberti, Pediatra
Questo articolo ha finalità puramente informative e di divulgazione. Se hai dubbi o se il tuo bambino non sta bene rivolgiti sempre ad un pediatra. Con SOSPEDIATRA puoi richiedere un video consulto immediato e parlare con un pediatra online in pochissimo tempo, o richiedere una visita a domicilio scaricando l’app.
