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Sculacciate ai bambini, meglio di no ne parla la psicologa

Sculacciate ai bambini, meglio di no ne parla la psicologa

Sculacciate ai bambini, meglio di no ne parla la psicologa

Le sculacciate e le urla: quale significato e quali conseguenze

Lo sculaccione, un tempo, era pratica diffusa tra i genitori e non ci si faceva troppe domande sulla correttezza o meno dell’uso di metodi fisici nell’educazione.

Con l’evoluzione dei tempi e con nuovi studi a disposizione, però, queste pratiche che venivano giustificate dalla tradizione e dal “buon senso” sono state messe in discussione. Abbiamo chiesto un parere autorevole alla psicologa, dottoressa Maria Cati Furnari, che collabora da molto tempo con SOSPEDIATRA.

Perché noi genitori ci sentiamo così persi? 

Essere genitori non è facile e nessuno quando lo diventa sa esattamente come si fa. Si impara man mano che il bambino cresce, si impara a conoscere e capire il comportamento del figlio e soprattutto il bisogno che sottende quel comportamento.

Allo stesso modo il bambino deve imparare a conoscere e capire il mondo che lo circonda . Per lui è tutto nuovo, è una scoperta continua, non sa come reagire a tutti questi nuovi stimoli che lo circondano e si sperimenta nel modo che conosce (ad es. piange, grida,  quando è stanco, ha fame, prova un dolore o magari è semplicemente annoiato ).

La risposta dell’adulto farà la differenza perchè lo aiuterà a capire cosa accade quando lui manifestata un disagio e quindi la conseguenza del suo comportamento, è bene quindi per i genitori riflettere su quali comportamenti saranno utili alla crescita del bambino e quali no, magari facendosi consigliare da un esperto.

I primi anni del bambino sono fondamentali per favorire un sano sviluppo psicologico, sono questi gli anni in cui loro osservano, apprendono, riproducono tutti i comportamenti che gli adulti manifestano e non solo nei loro confronti.

Questa premessa è necessaria per comprendere come l’educazione di un bambino non può basarsi su metodi che fanno uso di violenza e/o punizioni, anche di tipo verbale ( sculaccioni, offese, umiliazioni, continue svalutazioni).

Perchè la sculacciata e/o l’aggressione verbale vanno evitate?

Il genitore rappresenta per il bambino il punto di riferimento, colui al quale può ricorrere quando ne ha bisogno. Ricevere sempre una punizione corporale o essere vittima di aggressioni verbali,  può minare questa certezza e disorientare il bambino: il genitore, colui che ama, è colui che gli ha provocato dolore, colui che lo svaluta. Lo schiaffo, la sculacciata non permette al bambino la possibilità di comunicare e comprendere ma, al contrario, altera negativamente, chiudendolo,  proprio quello spazio di comunicazione necessario al bambino per capire che di fronte allo sbaglio c’è la possibilità  di interagire, comprendere e rimediare.

Quale reazione mette in atto il bambino di fronte a uno sculaccione, a urla o grida?

Il bambino si allontana e di fronte ad una reazione violenta del genitore, della quale non è neanche in grado di capirne la causa ( e ciò è tanto più vero quanto più il bambino è piccolo),smette, ma solo inizialmente,  di comportarsi “male” .  Lo fa per paura, una paura che altera il rapporto con quel genitore nel quale lui riponeva tutta la sua fiducia.

Il bambino si sente confuso, disorientato e, in queste condizioni, non è certo in grado di comprendere la regola o il messaggio che il genitore vuole trasmettere in quel momento.

Per affrontare la paura il bambino può anche decidere di reagire sfidando il genitore  e  divenendo, a sua volta, aggressivo e  oppositivo. Si entra così in  un circolo vizioso che, a lungo andare, viene generalizzato ad altri ambiti  di vita sociale.

Quali effetti sullo sviluppo personale e sociale del bambino?

La sculacciata, lo schiaffo, qualsiasi altra punizione fisica e/o verbale  se usata abitualmente può avere gravi conseguenze sullo sviluppo personologico del bambino che può andare incontro ad una serie di disturbi: disturbi del comportamento , disregolazione emotiva, insicurezza, bassa autostima, ansia, con  possibili conseguenze ad esempio nella capacità di gestire la relazione con i pari o nelle abilità di apprendimento scolastico .

Un adulto che educa con schiaffi, sculacciate, urla,  avrà un figlio che reagirà allo stesso modo quando si troverà a litigare con un compagno perchè sarà stato abituato a questa modalità di approccio, una modalità che è cresciuta insieme a lui, è divenuta parte della sua personalità  tanto più se è cominciata quando il bambino era molto piccolo.

I bambini sono come spugne che assorbono ogni comportamento dei genitori o di altre figure di riferimento, giusto o sbagliato che sia, proiettandolo anche fuori dal contesto familiare. Osservare frequentemente comportamenti aggressivi, anche di tipo verbale, può portare il bambino, con alta probabilità, ad imitarli. Il bambino apprenderà che è giusto picchiare e userà le botte come risposta alla sua rabbia, perché è esattamente quello che fa l’adulto quando ricorre alla sculacciata.

Cosa succede se l’adulto sculaccia il bambino una volta?

Ciò che ho fin qui descritto si riferisce ad una abitudine comportamentale e non ad un singolo episodio di violenza, per quanto anch’esso andrebbe ugualmente gestito da parte del genitore con il dialogo e la spiegazione: va spiegato con calma perché è stato fatto quel gesto ed è importante scusarsi per aver perso il controllo.

Sbagliare da parte di un genitore è umano   e  la vita di tutti i giorni, con i suoi ritmi frenetici e le incessanti richieste, contribuisce ad abbassare la soglia di tolleranza, ma il bambino non può farne le spese e, soprattutto, ha bisogno di avere un genitore che lo ascolti, lo affianchi, lo guidi perché lui non sa come fare altrimenti e  potrebbe  pensare che ricorrere alle stesse modalità del genitore sia un comportamento legittimo.

Quali strategie usare al posto delle punizioni corporali?

Bisogna usare strategie educative alternative. Il genitore deve fermarsi, concedersi una pausa  dalla continua tensione e parlare con il bambino, con toni pacati, spiegargli il  perché ha sbagliato e quali sono le possibili conseguenze,  indicargli l’alternativa offrendogli la possibilità di scegliere e, soprattutto, rendersi disponibile a “fare” con lui.

Usare un tono rassicurante, offrire il proprio aiuto, accogliere la rabbia del bambino con un abbraccio, mantenendo lo stesso il “NO” detto. E’ importante gratificare il bambino ogni volta che si comporta bene; il rinforzo positivo  lo indurrà a ripetere l’azione  che ha ottenuto l’ approvazione del genitore.

Diamo pure loro delle regole in modo chiaro e coerente, usiamo il NO, anche detto con fermezza, al momento giusto e non in modo incondizionato, perché dettato dalla nostra rabbia, impariamo a prevenire scoppi di rabbia incontrollati da parte del bambino quando magari è solo fame o sonno.

Se vogliamo che il nostro bambino non urli non dobbiamo urlare, se vogliamo che non usi le mani , non dobbiamo usarle a nostra volta.

I bambini ci guardano e imparano!

Dott.ssa Maria Cati Furnari, psicologa

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