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Genitorialità consapevole: gli strumenti a disposizione

Genitorialità consapevole: gli strumenti a disposizione

Genitorialità consapevole: gli strumenti a disposizione

Il tema del senso di inadeguatezza dei genitori, è un tema molto dibattuto negli ultimi tempi, e altrettanto spesso si parla di genitorialità consapevole, di competenze genitoriali da acquisire, di un nuovo approccio nell’educazione dei figli.

Si parla delle evidenti mancanze della società nel sostenere le famiglie, di assenza di punti di riferimento, ma anche di una carenza di competenze a livello personale.

Tutti i genitori vorrebbero dare il meglio ai loro figli, privarli delle difficoltà e dei traumi generazionali che molti di noi hanno vissuto, a causa di un’educazione autoritaria, caratterizzata da meccanismi premio/punizione, vocata alla  performance e poco empatica, o troppo rilassata, in alcuni casi. Molto spesso la genitorialità consapevole porta anche i genitori a chiedersi da dove partire, come fare, come migliorare o come creare il proprio stile educativo…

OK, ma da dove cominciamo?

Da un lato sempre più persone si avvicinano a percorsi scolastici alternativi a quelli tradizionali (metodo Montessori, scuola Steineriana, homeschooling), dall’altro si vedono genitori che cercano affannosamente risposte nell’algoritmo, sui social network o nei motori di ricerca, trovando pareri discordanti e finendo spesso più confusi di prima.

  • Cosa è cambiato nell’educazione attuale rispetto a quella che noi, genitori nati tra la fine degli anni 70 e gli anni 90, abbiamo avuto?
  • Cosa serve sapere ai genitori di oggi?
  • Come possiamo sviluppare una genitorialità consapevole?
  • Quali competenze possiamo (e forse dovremmo) apprendere come genitori?

Fare il genitore è difficile, grazie alla diffusione di informazioni che caratterizza i tempi moderni, però, possiamo trovare anche online strumenti utili per sviluppare nuove competenze e diventare così un punto di riferimento  per i nostri figli, a qualunque età. Ne parliamo con Elisabetta Mauti* psicologa e Autrice.

Cosa è cambiato nello stile educativo degli ultimi anni?

Lo stile educativo riflette i cambiamenti delle società in cui viviamo: quando io ero bambina avevi molti più obblighi da rispettare, le regole erano chiare; genitori e bambini avevano “status” differenti. Eri ben educato se non interrompevi in adulto, se stavi al tuo posto.

Oggi le cose sono diverse: sono pochi i genitori che dichiarano che le punizioni (soprattutto quelle corporali) funzionano. Viviamo in un mondo più accogliente, ma anche più permissivo, dove il grande obiettivo dei genitori (spesso – non sempre) è dare tutto ai figli. La logica della frustrazione che fa bene o della scelta che fa diventare più forti, non è comune.

Però è evidente che non possiamo generalizzare: ci sono famiglie e famiglie; genitori e genitori. Sicuramente i genitori di oggi sono più aperti, più morbidi – più disposti a tollerare, rispetto a quelli di un tempo. Ma anche meno capaci di dare delle regole, di farle rispettare e parlo anche di me ovviamente: in questo contesto non è semplice utilizzare un modello educativo diverso da quello che ti circonda

Genitorialità consapevole

Cosa possono fare i genitori per stare meglio nel loro ruolo?

Prima di tutto prepararsi: il mestiere del genitore è difficile (Freud dice che è una delle professioni impossibili); nessuno te lo insegna. Però oggi ci sono moltissimi strumenti che ci consentono di prepararci, di acquisire le competenze che servono, di studiare e approfondire. E naturalmente confrontarsi.

Credo anche che sia molto importante scegliere, non farsi influenzare: ragionare nella coppia genitoriale su cosa noi vogliamo per nostro figlio, aiuta a non seguire la corrente di tutti gli altri.

Di cosa hanno davvero bisogno i bambini?

Ancora una volta – ti dico quello che penso io: per me i bambini hanno bisogno di essere ascoltati. Cosa sentono, cosa provano… Non è facile farlo se i genitori per primi non sono abituati ad ascoltare sé stessi. Aggiungo che ascoltare non è semplice: bisogna rinunciare all’idea di sapere già tutto. Come puoi ascoltare – se sai quello che il tuo bambino dirà? Impossibile, ma è altrettanto impossibile supporre che davvero tu lo sappia. Il bambino ha le sue percezioni, le sue idee.

Però ascoltare non vuol dire assecondare. Diventa importante correggere l’idea che i bambini non debbano mai soffrire, non debbano provare frustrazioni; questo non li rende più forti – al contrario li indebolisce.

La frustrazione, la mancanza, il no vanno attraversati insieme, ma non evitati o rischiamo di mandarli per il mondo del tutto impreparati per affrontarlo.

Strumenti per la genitorialità

Cosa possiamo fare nel nostro piccolo per migliorare e offrire ai nostri figli un modo diverso di crescere? Quale è la “competenza” da acquisire?

Credo che l’esempio sia la chiave, a patto che noi stessi siamo persone che lavorano e riflettono su sé stesse, che perseguono la felicità e la realizzazione personale. Difficile spingere un figlio a parole ad essere felice, se noi per primi non lo siamo.

Come possiamo aiutarli a capirsi e ad esprimersi al fine di trovare una serenità, al fine di imparare a volersi bene e a trovare il loro posto nel mondo?

Secondo me la strada è sempre quella della parola: parliamo con loro, riflettiamo su di noi, discutiamo con loro: il pensiero passa attraverso la parola che è il ponte che ci consente di vederci, capirci, confrontarci. Se il dialogo diventa un’abitudine – sarà il nostro lascito – lo strumento che avranno sempre in tasca per muoversi nel mondo, per riflettere, per incontrare gli altri, per ragionare sul loro comportamento e sulle loro scelte. 

Quando si parla di genitorialità consapevole non si può prescindere dalla comunicazione. Come la comunicazione attraverso le favole può aiutare i genitori a capirsi meglio e a diventare una guida per i propri figli?

Le favole rappresentano per alcuni anni il modo migliore per costruire una comunicazione tra grandi e piccoli: il mondo che i nostri bambini incontrano nelle favole è il mondo come loro lo percepiscono.

Se impariamo a comunicare con loro utilizzando le favole, sarà più facile costruire un legame, un lessico comune, un canale privilegiato dove giocare e ridere – quando va tutto bene – ma anche dove poterci avvicinare quando le cose non vanno come avremmo voluto.

Imparare ad utilizzare le favole per bambini per imparare a parlare e a comunicare al meglio con i tuoi figli? Sì, è possibile.

Le favole ci consentono di offrire al nostro bambino uno spazio fantastico, un mondo da riempire e da abitare, e diventano per noi genitori un modo per comunicare con lui in modo semplice e concreto, come è il linguaggio dei bambini. Grazie al nuovo video corso di SOSPEDIATRA potrai imparare ad ascoltare il tuo bambino, a comunicare con lui in modo semplice ed efficace, ad ascoltarlo e a farti ascoltare.

genitorialità consapevole

*Elisabetta Mauti è autrice e psicologa, Nel corso della sua esperienza ha lavorato con i genitori, insegnanti, educatori, ma anche con medici e perfino con le aziende, per scrivere delle favole su misura che aiutassero a trasferire i concetti importanti. Ha pubblicato più di 15 libri di favole per bambini

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